Innovazione e nuove competenze: sono queste le leve che stanno cambiando il volto delle aziende italiane. Il rapporto tra imprese e giovani si conferma il vero motore della crescita: le realtà con under 30 registrano più occupazione, maggiore apertura ai mercati esteri e propensione a investimenti nelle tecnologie 4.0. Ma la sfida resta aperta. Tra carenza di talenti, Neet e fabbisogno di nuove professionalità, il futuro del lavoro è ancora da costruire. Una sfida che segnerà la competitività del sistema produttivo e il ruolo dell’Italia in Europa.
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Under 30 e crescita imprenditoriale passano da competitività, tecnologie 4.0 e ricambio generazionale, con le nuove leve al centro dello sviluppo
Quali vantaggi portano i giovani alle aziende
Quando nelle aziende entrano i giovani, cambiano i risultati. Le realtà che puntano sugli under 30, rispetto a quelle con presenza minore, si aspettano più fatturato (38% contro 35%), più export (38% contro 30%) e più occupazione (21% contro 18%). Ma non è tutto. I “più” si moltiplicano su innovazione, proattività e propensione a investire nelle tecnologie 4.0 (44% contro 35%).
Come cambia la produttività nelle realtà che puntano sugli under 30
Inoltre, la produttività segna un salto significativo: superiore alle altre imprese del 2,5% e fino al 7,2% laddove si adottano strategie per trattenere e attrarre talenti. È quanto emerge dalle analisi Unioncamere-Centro studi Tagliacarne, citate al Meeting di Rimini 2025, svoltosi questa settimana. “In un contesto come quello attuale – ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere – è necessario uno sforzo comune per accrescere il legame tra imprese e giovani, che possono essere la carta vincente per sostenere e accrescere la competitività del nostro sistema produttivo”.
La difficoltà delle imprese nel reperire nuovi talenti
Accanto ai dati positivi sulla crescita, resta un ostacolo significativo: le aziende faticano a trovare nuove leve con le competenze giuste. Secondo le previsioni del Sistema Excelsior (Unioncamere- ministero del Lavoro), tra il 2025 e il 2029 si aprirà un forte mismatch tra domanda e offerta proprio di lavoratori giovani, soprattutto per i profili con istruzione di livello terziario.
Le carenze di laureati previste tra il 2025 e il 2029
Gli indirizzi tecnico-scientifici saranno i più colpiti. Ogni anno, in uscita dalle università, potrebbero mancare tra 7mila e 10mila ingegneri, mentre per scienze matematiche, fisiche e informatiche la stima oscilla tra 3mila e 5mila laureati. Abbastanza critica la situazione in area economico-statistica, con un deficit previsto tra 12mila e 17mila profili. Invece, nel settore medico-sanitario si parla di 7-8mila professionisti.
Neet, una sfida ancora aperta per il sistema produttivo
Dopo i dati sul mismatch tra domanda e offerta di laureati, emerge un altro nodo che pesa sul futuro del lavoro: quello dei Neet (giovani che non lavorano né seguono un percorso scolastico o formativo, in inglese ‘Not in education, employment or training’). “Malgrado i miglioramenti sul fronte occupazionale – ha sottolineato Prete – c’è ancora un alto numero di Neet, che pone l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Romania”.
Un ricambio generazionale che non decolla
La tenuta del tessuto imprenditoriale dipende anche dalla capacità di passare il testimone, secondo il presidente di Unioncamere. I dati del Registro delle Camere di commercio, al primo trimestre 2025, indicano che l’11% dei titolari di impresa ha 70 o più anni (320mila in valore assoluto). Una percentuale che mette a rischio continuità e innovazione.
Il fabbisogno di manodopera straniera fino al 2029
Alla difficoltà di reperire profili qualificati interni si affianca la necessità di guardare all’estero. “Attrarre talenti e integrare l’attuale forza lavoro con l’apporto di immigrati – ha concluso Prete – sono strategie indispensabili per far fronte alle necessità produttive. Tra il 2025 e il 2029 si stima un fabbisogno da parte dei settori privati di circa 617mila lavoratori stranieri, corrispondente a oltre un quinto della domanda totale di lavoro (21,1%), con una forte concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro. La Lombardia, in particolare, prevede la necessità di oltre 146mila unità, vale a dire il 24% del totale”.
Il domani si gioca tra talenti, competenze e continuità
In definitiva, il futuro del lavoro e della crescita imprenditoriale italiana passa dal rapporto tra imprese e giovani, dal superamento del mismatch formativo e da un ricambio generazionale ancora debole. Vi si affianca il fabbisogno di nuove risorse dall’estero, decisive per garantire continuità e competitività al sistema produttivo.
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