I brevetti green non sono solo un dato statistico. Sono un indicatore di potere industriale. L’Italia è tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti legati alle tecnologie ambientali e terza per quota di imprese brevettanti sul totale. Un segnale forte. Ma soprattutto una notizia che riguarda da vicino imprese, professionisti e giovani che vogliono capire dove sta andando il mercato.
Dietro quei numeri c’è un messaggio chiaro: chi investe in innovazione verde cresce di più, esporta di più, vale di più. Adesso capiamo allora dove si sta andando davvero e perché i brevetti green stanno ridisegnando il mercato.
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- Le imprese green fatturano di più e sono più produttive
- Export, capitale estero e solidità finanziaria
- Competenze qualificate e nuove opportunità per i giovani
- Dove si concentra la spinta brevettuale: manifatturiero al comando
- Le tecnologie che stanno ridisegnando il mercato
- Il salto di scala necessario per guidare l’innovazione verde
Innovazione sostenibile e crescita industriale: il vantaggio di chi investe
Le imprese green fatturano di più e sono più produttive
Il primo dato è economico. Ed è netto. Le imprese che depositano brevetti green generano in media 382 milioni di euro di fatturato per impresa. Quelle che brevettano in ambiti non ambientali si fermano a 41 milioni. La differenza non è marginale. È strutturale.
Anche la produttività cambia. Le imprese green producono 144mila euro di valore aggiunto per addetto contro i 92mila delle altre. Questo significa maggiore efficienza, maggiore capacità organizzativa e un posizionamento più forte sul mercato. Insomma, fatturato migliore!
A dirlo è lo studio “Competitivi perché sostenibili”, di Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Tramite l’analisi dei brevetti green, offre indicazioni sui settori e sui territori in cui l’innovazione si addensa. Il dato anticipa anche il tema dell’export e della solidità finanziaria, che analizziamo subito dopo.
Export, capitale estero e solidità finanziaria
Non si tratta solo di fatturato interno. Oltre il 57,8% delle imprese che brevettano tecnologie verdi esporta, generando più di 63 miliardi di euro. Decisiva pure la diversificazione dei mercati.
Inoltre, il 41,9% presenta partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green. Ovvero, il capitale internazionale guarda con interesse a chi innova in chiave ambientale. Non solo, c’è un elemento cruciale: il brevetto oggi è considerato un asset dal sistema bancario. Tutelare la proprietà intellettuale significa rafforzare il patrimonio aziendale e migliorare l’accesso al credito.
“Dietro ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca – ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -, però l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”.
Competenze qualificate e nuove opportunità per i giovani
C’è poi un dato che riguarda direttamente il lavoro. Le imprese green hanno una quota più alta di laureati, pari al 29,7%. Di questi, il 16,7% proviene da discipline STEMplus. La sostenibilità, dunque, non è solo ambientale. È anche culturale e professionale.
Questo orienta la domanda di competenze verso profili tecnici, digitali e scientifici. Per i giovani significa intercettare un settore in espansione. Per le imprese significa attrarre capitale umano qualificato e innovativo.
Dove si concentra la spinta brevettuale: manifatturiero al comando
Se analizziamo la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, emerge una direzione precisa. Il 59% arriva dal manifatturiero. Seguono:
- ricerca scientifica (18,8%)
- telecomunicazioni e informatica (6,6%)
- commercio all’ingrosso (3,5%)
- costruzioni (3,5%)
Vale a dire che la transizione verde non è un settore separato. È una trasformazione trasversale che parte dalla produzione industriale e si estende ai servizi, al digitale e all’edilizia.
Le tecnologie che stanno ridisegnando il mercato
A livello tecnologico, la presenza più forte riguarda le soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). Parliamo di innovazioni che:
- migliorano l’efficienza interna
- riducono consumi, sprechi ed emissioni
- rendono i processi più competitivi
Subito dopo troviamo le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%), seguite da quelle per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%), nonché dalle altre relative a biciclette e veicoli di micromobilità. Infine, l’ambito energetico: soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia.
Il salto di scala necessario per guidare l’innovazione verde
L’Italia dimostra di saper trasformare know-how industriale in soluzioni concrete. I numeri dei brevetti green lo confermano. Tuttavia non basta crescere. Serve consolidare e accelerare.
Lo ha spiegato Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, occorre un salto di scala. “È necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico nell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili – ha chiarito -, solo così il paese potrà ambire a essere leader dell’innovazione verde europea”. Non per nulla, il report approfondisce il nesso tra innovazione verde e competitività.
In altre parole, la direzione è evidente. I brevetti green non rappresentano solo un indicatore ambientale. Sono un acceleratore di competitività.
E la vera domanda, per chi guida un’impresa o sta scegliendo il proprio percorso professionale, diventa una sola: restare spettatori o entrare nella filiera che sta crescendo di più in Europa?
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