Le medie imprese del Mezzogiorno accelerano più del resto del Paese. Crescono in fatturato, investono in sostenibilità e puntano con decisione ai mercati internazionali. I dati raccontano un Sud imprenditoriale meno fragile e più competitivo, capace di reagire alle difficoltà globali e di trasformare le sfide in leve di sviluppo.
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Fatturato, export e transizione ecologica trainano il Sud nonostante burocrazia e caro energia
Il quadro in poche righe
- Le medie imprese del Mezzogiorno accelerano la crescita, puntano su sostenibilità e mercati internazionali nonostante sfide come burocrazia e caro energia.
- Il settore è raddoppiato negli ultimi ventotto anni, generando l’11,8% del valore aggiunto manifatturiero dell’area.
- Il mismatch di competenze limita la crescita per il 23,2% delle Mid-Cap meridionali, spingendo molte aziende a investire in formazione e automazione.
- Le imprese del Sud sono sempre più orientate verso la transizione ecologica, ma la burocrazia frena l’adozione di strategie sostenibili.
- Le frodi commerciali degli Usa impattano l’export. Molte aziende cercano mercati alternativi, con richieste elevate per incentivi all’export.
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- Identikit delle medie imprese del Mezzogiorno
- Le criticità: competenze, burocrazia ed energia
- Formazione e automazione per ridurre il mismatch
- Transizione ecologica e investimenti nelle rinnovabili
- Dazi Usa, cambia la geografia dell’export
- Il ruolo delle istituzioni nel sostenere la crescita
- Il potenziale c’è, ora serve continuità
Identikit delle medie imprese del Mezzogiorno
Per comprendere la portata del fenomeno occorre partire dal rapporto “Scenario competitivo, ESG e innovazione strategica nelle medie imprese del Mezzogiorno” (link), Area Studi di Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere. Il comparto, in ventotto anni, è pressoché raddoppiato e conta oggi 408 società produttive di capitali a controllo familiare italiano.
Ciascuna di esse ha una forza lavoro compresa tra 50 e 499 unità – con un volume di vendite tra i 19 e i 415 milioni di euro – e ha generato l’11,8% del valore aggiunto manifatturiero prodotto nell’area. Nel 2025, il 65,4% di tali realtà prevede una chiusura con aumento del fatturato, contro il 55,4% di quelle del Centro-Nord.
Le criticità: competenze, burocrazia ed energia
Non mancano le sfide. Per il 23,2% delle Mid-Cap meridionali – cioè le imprese quotate in borsa di medie dimensioni, dall’inglese middle-size capitalization – il mismatch di competenze rischia di frenarne la crescita, contro il 19,3% registrato nelle altre aree del Paese. E, ancora, al di là delle percentuali, in generale la difficoltà di reperire profili adeguati incide sul carico di lavoro dei dipendenti e sui costi di gestione.
Formazione e automazione per ridurre il mismatch
Per contrastare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze, il 34,8% delle medie imprese meridionali punta a investire in formazione continua. Inoltre, il 30,4% guarda all’automazione dei processi produttivi. Nel Centro e nel Nord le percentuali risultano più elevate (rispettivamente pari al 41,4% e al 35,6%). Tra le principali preoccupazioni vi sono la concorrenza di prezzo e il caro-energia, indicati da circa due terzi del campione.
Transizione ecologica e investimenti nelle rinnovabili
La sostenibilità ambientale diventa una leva industriale sempre più rilevante. Per le imprese del Mezzogiorno è addirittura maggiore che nel Centro-Nord. Puntano su riduzione delle fonti fossili e adozione di energie rinnovabili. Anche su approccio circolare alla gestione dei rifiuti e promozione del riciclo e su controllo responsabile delle catene di approvvigionamento. Tuttavia a frenare l’avvio di strategie ambientali resta soprattutto la burocrazia.
Dazi Usa, cambia la geografia dell’export
Di fronte all’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi, le medie imprese del Mezzogiorno rivedono le proprie strategie di internazionalizzazione. Una media impresa del Mezzogiorno su quattro subisce un impatto elevato dai dazi introdotti dall’amministrazione americana. Inoltre, una su due prevede come effetto una riduzione delle esportazioni verso gli Usa.
Solo il 7,8% è disposto a sostenere il peso delle tariffe pur di restare sul mercato statunitense. Anche per questo, il 35,3% punta su mercati esteri alternativi all’interno dell’Unione europea, mentre il 20% guarda a nuove opportunità fuori dall’Ue. Non a caso, gli incentivi all’export risultano lo strumento di supporto più richiesto dalle Mid-Cap del Sud (66,7%).
Il ruolo delle istituzioni nel sostenere la crescita
In questo contesto si inserisce pure il ruolo delle istituzioni, chiamate ad accompagnare una crescita che i numeri già certificano. “Le medie imprese del Mezzogiorno si confermano un importante volano di crescita del Sud. Stanno dimostrando di poter correre anche più velocemente di quelle del Centro-Nord”. Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete.
Ha aggiunto: “Per questo vanno sostenute rimuovendo gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo, a partire dagli incentivi per l’export e i servizi per l’internazionalizzazione. Le Camere di commercio possono dare il loro concreto supporto, soprattutto dopo le difficoltà create dai dazi Usa”.
Il potenziale c’è, ora serve continuità
In sintesi, le medie imprese del Mezzogiorno confermano una capacità di crescita superiore alla media nazionale. Ciò, nonostante un contesto segnato da criticità strutturali e tensioni internazionali. Investimenti, sostenibilità e apertura a nuovi mercati delineano una traiettoria chiara. A fare la differenza sarà la capacità del sistema di accompagnare tale spinta, rimuovendo gli ostacoli che ancora frenano competitività e sviluppo.
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